(Pancotto fa il fonico a cottimo e suona in una band, ma nel complesso si muore di fame. Così, per alzare due spicci, si è iscritto ai satanisti e sogna di fare un disco rap con Jay-Z. Vuole sapere cosa penso di questa diabolica soluzione per l’affitto della camera. Gli dico che come garante Lucifero va anche bene, ma deve portarmi le ultime tre buste paga, o una fidejussione della J.P.Morgan Chase Bank. Quando Pancotto è in ritardo con la pigione viene in camera mia, prima enuncia ruttando una qualsiasi volgarità, quindi si spalma lento sulla chaise longue del mio divano antracite e ivi rimane a fare Paolina Borghese. Magari me la porta già bella e fatta, e può addirittura capitare che me la faccia accendere. Poi fuma e fa gli occhietti da cerbiatto ferito. Ma sembra più un cinghiale impallinato, esposto sul cofano di una jeep. E parla d’altro.

– Come si fa il satanismo? Da dove si comincia?
– Non saprei, vai per gradi, comincia con una cosa piccola e poi…
– Sì, va bene piccola, ma cosa?
– Ma che ne so, magari evochi uno spirito, un fantasma, un morto generico.
– Voglio evocà Dimebag Darrell!
– Ecco, magari comincia con una cosa più semplice.
– Tipo?
– Tipo Germano Mosconi.
– Dici che è più semplice?
– Dovrebbe. Io ho fame. Tu hai fame?
– Sì. Secondo te che mangiano i satanisti?
– Dipende, quelli ricchi fanno sandwich di vergini e bresaola, quelli del Tufello se magnano quello che c’è.
– Quello che c’è?
– Esattamente. Se vuoi possiamo chiamarlo “lo chef consiglia”, ti mette più appetito?
– Vabbè, cosa consiglia oggi lo chef?
– Typical italian dish with fish and cheese.
– Pasta col tonno?
– Esattamente.

Pancotto è decisamente l’Homo più Abilis che abbia mai conosciuto, e senz’altro sa come sfruttare al meglio la possibilità di opporre il suo enorme pollice allo smisurato palmo. Un metro e novanta per novantacinque chili, con le mani di Gianni Morandi. Non è esattamente elegante nel portamento, ma almeno sa aggiustare tutto quello che rompe. Costruisce anche comodini, armadi, sedie, soppalchi, impianti elettrici, scaldabagni, chitarre e studi di registrazione. Inoltre cucina zuppe, primi di pesce, pasticci di carne, patate al forno, toast, pizze e pizzette. E poi chi lo pulisce? Si pulisce da solo. Quando gli capita di suonare con Electric Diorama si fa la barba, si mette il gel e si porta sempre un cappellino rosso che manco Jovanotti quando faceva la pubblicità dello Yo-Yo Motta. Pancotto si occupa della difesa del perimetro abitativo, e svolge tale mansioni con impegno e dedizione. Ha una spiccata attitudine al problem solving e una naturale predisposizione al lavoro di squadra. Ad esempio, una volta ha usato Manfredi per menare un prete che cercava di benedirci la casa. Solitamente, nel lasso di tempo che va dalla sveglia al primo pasto completo, Pancotto propone di metodo, come unica soluzione a qualsiasi problema, l’olocausto termonucleare globale totale.

– Buongiorno Pancò.
– Muori.

Ma, quando l’occasione lo richiede, è capace di piccoli gesti di sconfinato amore. Dopo il primo accoppiamento, salvo rare eccezioni, usa coprire la fuga con un cornetto alla crema, accompagnato dal classico biglietto che augura il buongiorno all’ennesima principessa. Come stamattina)

– Buongiorno.
– Oddio, mi hai spaventata. Ciao, piacere, Marika.
– Piacere, Frappa. Faccio il caffè, ne vuoi?
– Sì, grazie. Ci sta tutto.
– Cornetto alla crema, eh?
– Siiii! Me lo ha lasciato Federico.
– Vuoi dire Pancotto?
– Già, ma perché lo chiamate Pancotto?
– È il cognome.
– Ma lui mi ha detto che siete voi a chiamarlo così.
– Senti Marisa.
– Marika.
– Vabbè, cinque lettere su sei è buono, molto buono. Comunque, vedi Marisa, Pancotto non è il soprannome, è il cognome. E con un cognome così, non c’è soprannome più bello. Fidete. Zucchero?
– Sì, grazie.
– Quanto?
– Tre cucchiaini.
– Ah. Latte?
– Sì, grazie.
– Ancora?
– Sì, grazie.
– Ti fermi pure a pranzo, vè?
– Sì, grazie.
– Ma figurati.

Lei, nonostante la voracità, è una ragazza minuta, dai tratti eleganti, biondina, belle chiappe. Piena de zinne. Avida, mangia questo cornetto carico di crema. Gonfio d’amore.

– Bèh, visto che passeremo insieme tutta la mattinata, potremmo conoscerci meglio, no?
– Ma scherzi?
– Allora, io mi chiamo Marika, e questo già te l’ho detto, vero Frappa?

Non scherza affatto. La guardo. Mentre lei mi sorride, io sto decidendo quale fine cruenta verrà a cogliere la sua giovane vita.

– Sono un’appassionata di cinema, studio al Dams e sono follemente innamorata di Fellini e della sua poetica. Tu? Ti piace il cinema? Che film ti piacciono?

Ha gli occhi verdi, una spolverata di lentiggini, le labbra carnose e mezz’etto di crema pasticcera all’angolo destro della bocca. Immagazzino questa immagine e la categorizzo per le future pippe: extreme amateur cumshot.

– Sul mio computer ho un sacco di film che finiscono così.

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