(ɐɹqɯo,lləp ɐuıʇɹɐɯ ɐp oʇɹəɟɟo əʇuəɯlıʇuəb ɐuıʇɹədoɔ ıp olnɔ)

I Social Network sono come un’enorme autostrada: tutti corrono e nessuno si ferma finché non vede un incidente. Possibilmente da vicino, con pozze di sangue a terra, arti mozzati in aria, e tartàre di cervello sui parabrezza.

Lo so perché mio cugino lavora all’ANAS. Ufficio sinistri.

Non è vero, mio cugino ha fatto una fine più dignitosa: è morto di cancro alla prostata. Ma sto divagando.

I Social Network, dicevo: quella parte di internet in cui viene fuori il peggio della natura umana, dove orde di pecorelle smarrite (gli altri, non tu) si riuniscono ogni giorno per riempire i tempi morti della propria esistenza (la loro, non la tua), soprattutto se hanno più di 30 anni; quelli che ne hanno di meno non hanno un’esistenza, e ce lo dimostrano in continuazione (sempre gli altri, comunque, non tu).

Lo so perché mio cugino, quello di prima, ha due figli che sui Social Network ci passano la vita intera, con brevi pause per pisciare (ma solo quando non hanno dei pannoloni a portata di mano).

Lei (che per questioni legali dichiarerò maggiorenne) commercia in autoscatti più o meno pornografici; le preview sono su Instagram, il resto lo spedisce in privato. Lui produce e spamma video musicali di dubbio gusto auto-proclamandosi la nuova leggenda della trap italiana; le preview sono su YouTube, il resto è nella sua piccola mente bacata.

Entrambi puntano a due obiettivi precisi: fare soldi e diventare influencer. Uso il termine “Influencer” perché “Mercenari assoldati per il plagio delle menti più fragili” è troppo lungo come hashtag.

Sognare di diventare influencer, oggi, è come sognare dieci anni fa di diventare velina o concorrente di Affari Tuoi. Io non ci trovo nulla da obiettare, considerato sono un sociopatico che gode delle miserie altrui, ma l’assenza di originalità anche nel rovinarsi la vita mi deprime. Non vuoi fare niente di utile, arrotondare lo stesso qualche spicciolo ed essere comunque odiato da tutti? Inventati qualcosa di più elaborato, che ne so: diventa un grillino.

Gli influencer che hanno ammorbato internet finora hanno già una carriera agli sgoccioli, sono già in stato di decomposizione, sono lì lì a un passo dall’estinzione. Ripensandoci, se vuoi diventare un influencer anche tu, forse non è una cattiva idea.

Ma come sappiamo che l’era degli influencer si è miseramente conclusa? Facile: basta osservare il loro comportamento, così come farebbe un bravo documentarista mentre osserva una battuta di caccia di bonobo e la successiva orgia di festeggiamento: con una mano infilata nelle mutande.

O come farebbe un documentarista che osserva le piccole tribù rurali dell’Etiopia e del Sudan mentre praticano l’infibulazione su migliaia bambine indifese: con totale indifferenza.

In qualche modo, spero davvero di non aver confuso le due reazioni.

Gli influencer, che venderebbero la loro madre per ottenere un po’ di attenzione, ormai hanno finito tutti i possibili parenti. Si sono già venduti anche gli amici e i conoscenti, e adesso non sanno più a che cazzo attaccarsi (questo vale soprattutto per le donne, anche in senso letterale), così da un po’ di tempo hanno iniziato a piangere, disperarsi, lanciarsi in cat-fight di basso o bassissimo livello, pubblicare foto del proprio cane (o aprirgli un account social tutto suo), ma soprattutto, sempre da un po’ di tempo, hanno iniziato a spogliarsi.

Lo so perché me l’hanno detto i figli di mio cugino, sempre quello di prima, quando sono passati a casa per chiedermi se avevo un po’ di droga da piazzargli. “Quando farete abbastanza soldi per comprarvela”, gli ho risposto.

Le uniche che ho visto personalmente sono le influencer che hanno iniziato a spogliarsi, e non le ringrazierò mai abbastanza.

Cos’è che attira l’attenzione? Le tette, appunto, e i culi (lo sai anche tu che hai cliccato per leggere questo articolo) e infine le pozze di sangue, gli arti mozzati, e le tartàre di cervello, ma l’avevo detto fin dall’inizio. Lo vedi che tutto torna? Quando tutto il resto non basta bisogna necessariamente tornare alle basi.

Ma cosa accadrà quando le tette inizieranno a scendere all’altezza delle ginocchia e i culi all’altezza delle caviglie? Quando le rughe si scaveranno profonde fin dentro quel poco che resta di anima, le lacrime s’asciugheranno, Photoshop e i filtri Instagram non saranno più sufficienti a nascondere quel decadimento fisico che sta lentamente raggiungendo gli stessi livelli di quello morale? Cosa accadrà quando qualcuno più giovane, più fresco, più spregiudicato riuscirà per un po’ a prendere il tuo posto? Quando avrai finito le idee, e i soldi, e la gente ti fermerà per strada solo per chiederti se hai una sigaretta o due spicci messi male, e gli sponsor non ti cercheranno più, e i tuoi tentativi di contattarli finiranno in una doppia spunta blu senza alcuna risposta? Quando al tuo confronto anche le meteore pop degli anni ’80 ti sembreranno delle icone assolute, tanto che ti verrebbe voglia di dare un rene pur di leccare il fondo del barile assieme a loro all’Isola dei Famosi?

Accadrà che io sarò lì, a guardarti, mentre aspetto che tu finisca di soffrire.

Con una mano infilata nelle mutande.