«Il matrimonio è la tomba dell’amore»

Per molti elettori di sinistra, almeno in Italia, la relazione con la propria ideologia politica è diventata come un matrimonio che dura ormai da decenni, uno di quei matrimoni che si trascinano lenti e faticosi, giorno dopo giorno, nella reciproca speranza che sia il partner a morire per primo. Ed è una bella lotta. Perché anche se il tempo passa e gli elettori di sinistra invecchiano (con un rimpiazzo quasi nullo delle nuove generazioni), i partiti di sinistra si sono sempre impegnati tantissimo per riuscire a tirare le cuoia prima dei propri elettori, fino ad esserci sostanzialmente riusciti.

I più nostalgici (quelli col pugno alzato, intendo) ricorderanno quando l’ideologia di sinistra era una compagna bellissima e irraggiungibile, utopica, da conquistare con tutte le forze, un po’ come la ragazzina dai capelli rossi per cui avevi perso la testa al liceo, che hai corteggiato per anni, che teneramente chiamavi PCI e che, dopo centinaia di poesie e rose (sempre rosse), aveva finalmente deciso di dartela. Bel colpo! Peccato averla messa incinta dopo soltanto la prima volta.

Da lì il matrimonio, l’impegno per creare una famiglia, trovare casa, pagare il mutuo, condividere la quotidianità coi suoi pro e i suoi contro, scoprire che sul mobile del bagno c’era spazio solo per i suoi rossetti e i suoi smalti (tutti in diverse tonalità di rosso), e dormire nello stesso letto senza mai riuscire a fare davvero l’amore, con lei che crollava addormentata dopo la lunga giornata, e quel suo strano modo di russare, leggero, ma continuo e fastidioso: PDS… PDS… PDS…

E poi sono arrivati i bambini. Due. Scemi. Tanto che hai iniziato a chiederti se erano veramente figli tuoi, mentre lei pian piano sfioriva e invecchiava col passare degli anni. Metteva su chili, ma chiedeva a te di fare una dieta sana, mangiando rape rosse, perlopiù. E le ripicche, i tradimenti, le litigate, i lunghissimi bronci, mentre nella loro stanzetta i due cuccioli del demonio si prendevano a botte, contendendosi la DS, rossa anche quella. La DS. DS. DS. Finché i bambini non sono diventati grandi, ma senza alcuna intenzione di andare via di casa.

Tu e la tua compagna ormai vi guardate appena, vi sentite come degli sconosciuti obbligati a stare sotto lo stesso tetto, ma è quando scende la notte, quando tutto si quieta per un po’, che inizi a sentirti davvero abbandonato e deluso. Ti rigiri da solo sul divano (quello rosso) dove lei ti ha mandato a dormire per non dividere più il letto con te, e riesci solo a pensare a quanta rabbia hai in corpo, e a mormorarla tra te e te, a denti stretti. PD. PD. PD. Porco D…

E oggi eccoti qui, all’indomani di #DirezionePD. La casa è quieta, vuota, e il tempo sembra essersi fermato. Nemmeno un rumore. Il pavimento è macchiato di rosso. Forse sono tutti morti, o forse sei morto tu, ma non importa, c’è una parte di te che sorride, ed è quella che ha ritrovato la pace.

La parte di te
che oggi ha capito
che ormai è davvero
tutto finito.

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