(Antonio è ingegnere e fa le pompe. Ha un grande negozio a Casal Bruciato, celebre tra gli amici per l’intrigante insegna blu che recita “Idropompe Sommerse”. Vive e sogna da ingegnere. Una volta mi ha confessato di avere un sogno ricorrente. Antonio torna in salone e si lascia sprofondare sul divano, accende la tv e fa zapping; quando tutto a un tratto si accorge che sta utilizzando il telecomando senza essersi lavato le mani, dopo aver pisciato. Così tutte le notti si sveglia di soprassalto e si alza per controllare. Tra le altre cose Antonio è anche un gran puttaniere. Detentore dell’unico vero libro bianco delle puttane di Roma, meticolosamente redatto in dieci anni di duro lavoro che, a onor del vero, ne hanno un po’ ingiallito le pagine. Una strabiliante completezza di informazioni, in una compilazione certosina. Molto comodo per chi non ha la macchina, il libro bianco riporta per ogni zoccola le relative fermate del bus, metro, stazioni taxi, coincidenze e snodi ferroviari. Parcheggi di scambio e di scambisti. Ovviamente riporta anche tutte le tariffe, in base al tipo di prestazione richiesta. Mi hanno sempre fatto ridere alcune sue abbreviazioni: “Rai2”, in quanto secondo canale, è il culo)

– Ma prende Rai2?

Sento il fruscio della carta intrufolarsi dalla cornetta nel mio orecchio, gli basta sfogliare poche pagine per spogliare tutte le zoccole di Roma. Per poi sentirlo rispondere con piacionica sicurezza:

– Mmm, dunque, tu mi chiedi della porchetta ungherese che è arrivata a Via Benaco a giugno scorso, giusto?
– Corretto.
– Prende, prende… da casa tua ci arrivi come un Papa con l’ottanta express. Tra l’altro ho anche due annotazioni a margine, ma sono prettamente tecniche, non so se possono interessarti…
– Avanti, sputa maiale!
– Dunque, la data riportata è proprio di giugno, periodo di primizie, e l’annotazione sancisce: “ottimo angolo di inclinazione pelvica” e, udite udite, “clamorosa nel trapezio rovesciato”.
– Perfetto, è esattamente quello che volevo sentire.
– Quando ci vai? Se vuoi la chiamo e dico che sei mio amico.
– No, grazie Antò, non ci vado. Ma se dovessi andarci ti chiamo.
– Ma allora? Che cazz…
– Aaantò, devo scrive ‘na cosa per un sito nuovo e non mi veniva in mente niente. Mettila così, sei la mia musa ispiratrice.
– Ispira troie.
– Aspira trote.
– Aspè, ciao.
– Cià.
– A-a-a-a aò
– Eh?
– Come si chiama il sito?
– Diecimila.me
– Diecimila che?
– Sì, esattamente. Ciao.
– Ciao

Allora, pippa, scottex, scrivo, waxen, invio. E poi tè alla vaniglia e due tiri di bong caricato a Silver Haze per festeggiare la minuscola missione compiuta. Tutto fatto. Mi crogiuolo all’idea di essere un piccolo scrittore che mantiene buoni rapporti con il suo editore, rispettando le scadenze. La puntualità del fattone è una funzione relativa alla quantità: se con 25 grammi, ci fai 15 giorni, allora fai fatica a ricordarti le cose. Ma stasera viene a cena Valeria, e sarà impossibile dimenticarsene. Anzi, saranno dodici ore di dolce attesa. Chimere di latex. Stasera è la sera che si fa all’amore sicuro. In entrambi i sensi, che Valeria è una garanzia: di sicuro la dà. A tutti. A prescindere. Penso ad uno spaghetto con le vongole, con secondo di orata e patate al forno. L’orata sarà contenta, dopo quasi un anno di freezer, di poter assaporare anche lei un soffio di questo tiepido settembre. Devo solo ricordarmi di comprare le vongole, la pasta, i limoni, le patate, il prezzemolo e l’olio; che l’acqua e il sale ce l’abbiamo. Per scopare gratis ci vuole metodo, così mi scrivo una bella lista. Sull’ultima “o” di “olio”, l’ultima goccia di inchiostro dell’ultima penna di tutto l’interno nove di questo terzo piano, viene salutata da una sonora bestemmia in dolby surround. Le chavi, il portafoglio, il telefono, gli occhiali, e il vino, cazzo! Non ho scritto il vino. Non c’è vino in casa. Senza vino non funziona. Sicuro me lo scordo. Non ho fazzoletti da annodare. Esco senza mutande. Funzionerà. Voglio il pesce buono, quindi vado al mercato. Prendo l’autobus. Quand’ecco che la visita specialistica, prenotata mesi fa, si tramuta in impellente realtà vibrandomi nella tasca, sulle palle.

– È lo studio del professor Conticini. La stiamo aspettando per la visita dermatologica, il professore ha un’altra visita tra mezzora.
– Voglia scusarmi con il professore, c’è stato un imprevisto, fra dieci minuti sono lì.

Sceso dall’autobus, mi bastano otto minuti di corsa alla disperata per attraversare Monte Sacro. Correre senza mutande è uno sport estremo. Quasi mi investono, ma ormai è fatta. Sono arrivato. Con tanta adrenalina e poco ossigeno faccio irruzione dentro l’agognato studio Conticini, manco fossi la digos. Dribblo la segretaria allarmata, che per il suo stato d’ansia e il mio fiatone, avrebbe impiegato almeno sei sette minuti per capire, rovinando così la mia irripetibile performance agonistica su strada. In un balzo ho la meglio su un vecchio che stava per entrare al mio posto, e in un lampo sono dentro. Il professor Conticini non si scompone, sembra Marx, e in tono asciutto mi intima:

– Prego, si spogli.

Sono tutto nudo sudato.

– …
– Ma, santo Dio, lei non porta le mutande!
– Colpa del vino, dottore.

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